I VITELLONI di Federico Fellini (1953)

29 Gen

Morandini: Sono cinque, in una cittadina romagnola dell’Adriatico, i giovanotti non ancora occupati, né ricchi né poveri, irresponsabili e velleitari figli di mamma. Che fanno? Piccoli divertimenti, piccole miserie, piccoli squallori, noia grande. Tra loro campeggia Alberto (Sordi), punto di fusione di violenza satirica, grottesco, patetismo. Fellini fa col suo film uno scanzonato omaggio, distaccato ma non troppo, alla Rimini della sua adolescenza, reinventata sul litorale tirrenico, vicino a Ostia. Franco Fabrizi è doppiato da Nino Manfredi e Leopoldo Trieste da Adolfo Geri.

Farinotti (mymovies): In una cittadina di mare che potrebbe essere Rimini, vivono cinque giovani: Moraldo, Alberto, Fausto, Leopoldo e Riccardo (Fellini, fratello del regista). Le loro sono piccole storie, secondo le possibilità offerte da un posto come quello. Come sempre Fellini si smarrisce e si spaventa davanti al tempo che scorre e che costringerà a crescere e a fare delle scelte. Perché non ci saranno scelte da fare. Più tardi il regista butterà tutto sulla fantasia, sull’impegno e la ricerca. Quando uscì il film parve ad alcuni semplicemente l’istantanea “realista” della provincia, ma c’era molto di più, c’era il mondo ricreato di un autore unico in quella pratica, con sequenze di poesia ben oltre il “realismo”, come la passeggiata “stanca” sulla spiaggia di tutti gli amici, o l’intero episodio del gruppo di avanspettacolo, un mondo per il quale Fellini ha sempre avuto un debole, e nel quale faceva rispecchiare, in grottesco, l’intera rappresentazione della vita.

Mereghetti: Il rimpianto del tempo perduto e lo spaccato affettuoso e critico al tempo stesso, di un mondo stagnante, in quello che è stato giudicato da molti il film più sincero di Fellini. Felicissima la vena narrativa, anche se vi sono già chiare anticipazioni del barocchismo dei flm futuri: si pensi alla fine del carnevale o alla tentata seduzione di Leopoldo sullo sfondo del mare in tempesta.

Film TV: Fausto, Riccardo, Alberto, Leopoldo e Moraldo, figli della piccola borghesia, sprecano la loro gioventù nell’ozio più completo e nel vagheggiare sogni irrealizzabili. Il regista conosce bene personaggi di questi perdigiorno: sono i suoi amici di Rimini, dai quali si è staccato per venire a Roma. Ora li descrive con occhio attento e con pungente ironia. Celebre la sequenza in cui Sordi sbeffeggia gli operai da un’automobile, che poi si ferma…

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