BLADE RUNNER di Ridley Scott (1982 – 1991)

31 Gen

Morandini: Nella Los Angeles del 2019 Rick Deckard, ex poliziotto, torna in servizio per ritirare dalla circolazione due uomini e due donne “replicanti” (Nexus 6), androidi dotati di memoria artificiale e deperibili (4 anni di vita). Ispirato al romanzo Ma gli androidi sognano pecore elettriche? (1968), sceneggiato da Hampton Fancher e David Peoples, è il migliore film di SF degli anni ’80 e di Ridley Scott. Dopo Metropolis (1926) di Fritz Lang nessun film, forse, aveva proposto un’immagine così suggestiva e terribile del futuro come la metropoli multirazziale, modernissima e decadente, ideata dall’artista concettuale Syd Mead e dallo scenografo L.G. Paull (con la fotografia di J. Cronenweth, gli effetti speciali di D. Trumbull, le musiche di Vangelis). A livello narrativo si può sospettare che anche il cacciatore di androidi Rick Deckard sia un androide, suggerimento che nel 2007 diede anche Goffredo Fofi, che come antecedente cita un testo teatrale di M. Bontempelli, Minnie la candida (1927). Sul versante tematico può insospettire il lato filosofeggiante, residuo del romanzo (scritto nel 1966). Il finale, imposto dalla produzione a Scott, è smaccatamente consolatorio, ma il fascino figurativo e la sagace commistione di thriller nero e fantastico sono fuori discussione. Ovviamente i soci dell’Academy che dà gli Oscar non se ne accorsero. Nel 1991 fu rimesso in circolazione in una nuova edizione curata dal regista, eliminando la narrazione fuori campo, con qualche ritocco e un finale diverso. Nel 2007 fu presentata a Venezia una versione definitiva, sostanzialmente molto simile a quella del 1991, dal titolo Blade Runner – The Final Cut.

Film TV: Siamo a Los Angeles, brulicante e immensa, nel futuro prossimo: un ex detective della polizia, specializzato nella caccia e nel “ritiro” di replicanti ribelli, viene richiamato in servizio per scovarne quattro, evasi da una colonia extraterrestre. Dopo il successo avuto col primo “Alien“, Ridley Scott ritorna alla fantascienza, mischiandola però alle atmosfere noir dei polizieschi degli anni Quaranta. Il risultato è affascinante: per le labirintiche, soffocanti scenografie, per la ruvida malinconia del racconto, per la presenza superba di Harrison Ford. Il film, modificato dai produttori, è uscito secondo la versione originaria nel 1991. Ma le modifiche della produzione, per una volta, non erano state stupide. Nella versione di Scott manca la voce over (che fa molto hard boiled) e il finale “rapinato” a “Shining” di Kubrick. Volete mettere il (finto) lieto fine della prima versione? Al termine del viaggio intrapreso da Deckard e Rachel non c’era il paradiso terrestre ma l’Overlook Hotel…

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