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WINCHESTER 73 di Anthony Mann (1950)

30 Mar

Morandini: Dodge City nel 1873 il cowboy Lin McAdam vince in una gara di tiro un fucile Winchester, ultimo modello, che gli viene rubato… Molte peripezie per riaverlo mentre la preziosa arma passa di mano in mano. Uno dei 3 western che Mann diresse nel 1950 e il primo dei cinque con Jimmy Stewart: anche grazie a lui il genere entra nella sua maturità. Di impeccabile costruzione narrativa, il film ha una forza suggestiva sul piano visivo e i suoi personaggi sono già ben approfonditi anche se non come nei western successivi. Da notare Rock Hudson (come pellerossa) e Tony Curtis in piccole parti.

Film TV: Il solitario Lin McAdam giunge a Dodge City per partecipare a una gara di tiro la cui posta è il prezioso fucile del titolo. Il suo principale avversario è Dutch Brown. Scarno, essenziale, colmo di risonanze psicologiche e persino bibliche: Mann gira uno dei western più innovativi e decisivi della storia del cinema, impreziosito dallo splendido bianco e nero di William Daniels e da un gigantesco Stewart.

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CRONACA DI UN AMORE di Michelangelo Antonioni (1950)

16 Gen

Michelangelo Antonioni: Ho cominciato con Cronaca di un amore, in cui analizzavo la condizione di aridità spirituale e anche un ceto tipo di freddezza morale di alcune persone dell’alta borghesia milanese. Proprio perché mi sembrava che in questa assenza di interessi al di fuori di loro, in questo essere tutti rivolti verso se stessi, senza un preciso contrappunto morale, senza una molla che facesse scattare in loro ancora il senso della validità di certi valori, in questo vuoto interiore vi fosse materia sufficientemente importante da prendere in esame. (da “Bianco e Nero”, nn. 2-3, 1961)

Morandini: Donna “comprata” da un uomo ricco e anziano ha una relazione adulterina con un uomo amato in gioventù. Film d’esordio di Antonioni, segna una svolta di tendenza nel cinema italiano dopo l’esaurirsi del neorealismo. Non è certo un film interamente risolto, ma ricco di novità stilistiche, soprattutto nell’uso, allora poco frequente, del piano-sequenza e nell’attenzione alle cose e agli ambienti, come per sottolineare l’estraneità dei personaggi borghesi, il loro egoismo arido, la loro futilità. Suggestivo il commento musicale di Giovanni Fusco, premiato con il Nastro d’argento, anch’egli esordiente nel lungometraggio, basato su un duo di sassofoni più un pianoforte, con poche cellule tematiche, continuate nell’impiego ossessivo di ritmi irregolari.

Mereghetti: Una struttura gialla, la crisi della borghesia, l’analisi psicologica: a quasi quarant’anni Antonioni debutta nel lungometraggio con un grande film, prendendo le distanze dal neorealismo e inaugurando il cinema del disagio esistenziale a colpa di lunghi e lenti piani sequenza, in contrasto con la sintesi spezzata degli anni quaranta. Più della storia, che si sviluppa secondo il modello dell’inchiesta, conta l’inedito discorso di classe che mostra una borghesia vuota, ipocrita ed egoista: sono trascorsi solo cinque anni dalla fine della guerra, ma per i futili esponenti dell’alta società milanese sembra che non sia accaduto nulla. Film rivelazione di Lucia Bosé, bellezza inquieta, ex commessa nella vita reale.

Film TV: Un industriale milanese ingaggia un investigatore per verificare il passato della moglie. Girato tra Ferrara e Milano questo film è l’opera prima di Michelangelo Antonioni, in cui la struttura vagamente gialla è piegata ad una indagine esistenziale e sociale. A prima vista sembra solamente un noir, ma lo stile, fatto di lunghe inquadrature e di silenzi, fa capire ampiamente che è nato un grande autore. Lucia Bosé è giovanissima e bellissima.