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THE QUIET MAN di John Ford (1952)

2 Set

Film TV: Sean Thorton, ex pugile americano, decide di tornare nella sua terra d’origine: l’Irlanda. Compra una casa e si mette subito nei guai con il prepotente Will Danaher. I guai si complicano quando Sean arriva a chiedere la mano di Mary Kate, sorella di Will. Ford irlandese, cioè spaccone, mosso e commosso. La sequenza della rissa finale è ormai un classico del cinema. Senza contare che vedere il rude John Wayne che si batte per il cappello di una signorina non è cosa da tutti giorni. Oscar per John Ford e per i due direttori della fotografia.

Morandini: Ex pugile statunitense torna nella natia Irlanda per trovare la pace e una moglie. Deve affrontare un omerico pugilato per conquistare sul campo la donna amata. Da un racconto di Maurice Walsh, sceneggiato da Frank S. Nugent su un tema non lontano da La bisbetica domata, Ford ha fatto il suo primo film in cui la storia d’amore è centrale con una struttura a flashback e voce narrante. Smargiassa e nostalgica, è una commedia armoniosa ricca di passaggi umoristici e di vigore nelle cadenze di un canto d’amore per la nativa Irlanda.

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BEND OF THE RIVER di Anthony Mann (1952)

1 Gen

Morandini: Nel 1880 una carovana di pionieri, guidata da un avventuriero convertito all’onestà, arriva nell’Oregon e deve fare i conti con i cattivi fuorilegge della zona. Grandi uomini s’affrontano nei grandi spazi di un grande Paese. Uno dei dieci western di Anthony Mann, un nome, una garanzia. E com’era bravo Stewart. Hudson in un piccolo ruolo. Dal romanzo Bend of the Snake di Bill Gulick e secondo western del trio Mann-Stewart-Borden Chase, sceneggiatore: al posto dei due fratelli-nemici di Winchester 73 c’è una coppia di amici che hanno un passato simile, ma aspirazioni divergenti. “Nel cinema di Mann, l’uomo riesce a definire sé stesso solo quando arriva finalmente a identificarsi con la natura” (A. Viganò).

Farinotti (mymovies): Il più significativo dei western che compongono la serie diretta da Mann e interpretata da Stewart (gli altri titoli sono Winchester ’73, Terra lontana, L’uomo di Laramie, Lo sperone nudo). Questi film rappresentavano un’evoluzione nei temi western, anche se la chiave morale era semplice e monolitica, e proponevano soluzioni anticipatrici, come il ricorso a una certa violenza dolorosa e reale, e all’uso degli esterni. James Stewart non era John Wayne, nemmeno fisicamente, le sue azioni erano più complesse, gli ostacoli meno prevedibili e l’eroismo non così manifesto, sempre che ci fosse. Stewart aveva più ironia e difetti di Wayne, dunque suggeriva maggiore identificazione. I suoi personaggi erano risolutori, ma solo alla fine, e con grande fatica. Nei primi anni Cinquanta, dunque nella più preziosa stagione del western ( Mezzogiorno di fuoco, Il cavaliere della valle solitaria, Il grande cielo, Rio Bravo, L’amante indiana), le storie di James Stewart e Anthony Mann emersero proponendo una via del west forte e nuova, di qualità popolare e di più profonde implicazioni. Cinema grandissimo.

Mereghetti: Prima regia a colori di Mann, ruota attorno al tema del riscatto morale, raccontato attraverso i comportamenti divergenti di quello che può essere considerato un unico personaggio, l’eroe stanco perso tra due epoche: l’avvenire che trascina via e il passato che rende prigionieri.

Film TV: Glyn è un ex avventuriero che dopo aver salvato dal capestro Cole, un ladro di cavalli, raggiunge una carovana di pionieri da cui è stato ingaggiato come guida. Bel western di Mann, scritto al solito da Borden Chase e interpretato con grande intensità da James Stewart. Da antologia tutta la sequenza dell’inseguimento e della resa dei conti finale.