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TOUCHEZ PAS AU GRISBI di Jacques Becker (1954)

26 Dic

Mereghetti: Uno dei migliori film francesi mai realizzati, tratto dal romanzo omonimo della serie Noire di Albert Simonin adattato dallo scrittore con il regista e Maurice Griffe, di cui Becker distilla l’essenziale con un occhio ai modelli del cinema americano. Più che l’azione, comunque ben diretta, contano l’atmosfera crepuscolare e le psicologie: come ha detto Truffaut “il vero tema di Grisbi sono l’invecchiamento e l’amicizia”. La trama è lineare, quasi hawksiana, i personaggi sono caratterizzati con pochi tocchi, lo stile è secco, sobrio, puntuale: un modello di quel classicismo pudico che è la caratteristica di Becker. Emozionante il confronto tra il mitico Gabin e l’emergente Ventura, mentre la Moreau è una donna fatale, stilizzata, ma efficace.

Morandini: Due gangster, vecchi amici, vogliono chiudere la carriera con un grosso colpo. Una ragazza rivela a un rivale il progetto. Raro film nero dove il ritmo spedito dell’azione coabita con la finezza dell’analisi psicologica. Un’elegia sull’amicizia virile nel mondo della malavita. Da un romanzo di Albert Simonin. Becker filma con grande discrezione senza concessioni allo spettacolo né dialoghi brillanti. La musica di Jean Wiener contribuisce all’atmosfera.

Film TV: Una banda di gangster mette a segno un grosso colpo che frutta cinquanta chili di lingotti d’oro. Tratto da un romanzo della “Série noire”, il film è diretto magistralmente da Jacques Becker, con stile secco e rapido, bei chiaroscuri e interpretato da un grande Gabin (premiato a Venezia), insuperabile nel tracciare ritratti di vecchi ragazzi disincantati dalla vita. Una Jeanne Moreau alle prime armi completa il cast.

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LA STRADA di Federico Fellini (1954)

20 Set

Morandini: Parabola cristiana sul peccato, apologo sulla condizione umana in generale e della donna in particolare, è anche una picaresca escursione attraverso i paesaggi dell’Appennino centrale. Maschere più che personaggi veri di questa favola on the road, lo Zampanò di A. Quinn e la Gelsomina di G. Masina (faccia da clown, miscela di Harpo Marx, Chaplin e una bambola) divennero simboli. Scritto con E. Flaiano e T. Pinelli.

Mereghetti: Il film che fece conoscere Fellini al pubblico di tutto il mondo oggi sembra sopravvalutato e la sua poesia miserabilista e patetica suona un po’ facile. L’accento sincero e pudico con cui Fellini alla fine del neorealismo, ritrae personaggi che non rappresentano nulla se non il proprio mondo, continua comunque a colpire lo spettatore e bisogna essere delle pietre per non commuoversi. Splendida la prova dei tre protagonisti e una delle migliori colonne sonore di Nino Rota.