GOOD NIGHT and GOOD LUCK di George Clooney (2005)

14 Nov

George Clooney: “Io spero che con questo film abbiamo reso merito ai giornalisti coraggiosi. Erano dei patrioti e come tali devono essere ricordati“.

 

Giancarlo Zappoli (mymovies): Ed Murrow che nel 1953 condusse dagli studi della CBS una dura battaglia contro il senatore McCarthy propugnatore delle liste di proscrizione contro i ‘comunisti’ che causarono perdite di lavoro, incentivazioni della delazione e anche suicidi tracciando una pagina nera della storia americana. Clooney sceglie uno stile “old fashion”. Un bianco e nero lucido ci accompagna in un percorso che conta soprattutto sui volti degli attori decidendo inoltre di non far interpretare a nessuno il ruolo di McCarthy. Tutte le immagini dell’ottuso e rancoroso senatore sono affidate a materiale di repertorio. Clooney ci narra dell’ieri con davanti una chiara visione dell’oggi.

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MIT MIR WILL KEINER SPIELEN di Werner Herzog (1976)

13 Nov

Un bambino dell’asilo è isolato dai compagni. Una sua compagna fa amicizia con lui e lui le regala il suo corvo parlante, ciò che più ha di prezioso. La bambina ricambia…

FilmTV

IL COMANDANTE E LA CICOGNA di Silvio Soldini (2012)

13 Nov

Marzia Gandolfi (mymovies): Leo Buonvento è padre premuroso di due adolescenti e vedovo di una consorte in bikini con cui si intrattiene in dialoghi immaginari. Idraulico efficiente, come le caldaie dei suoi clienti la sua vita fa acqua (fredda) da tutte le parti. Diana è una giovane donna insicura col talento dell’arte e la mancanza di ‘talenti’. Incalzata da un singolare padrone di casa, cerca i soldi per l’affitto, un committente illuminato e le parole per dire i suoi diritti. Elia, figlio di Leo, è un adolescente introverso, perso dietro domande esistenziali e una cicogna capricciosa in volo su Torino. Inseguendo il grottesco romantico di Pane e tulipani, Soldini converte ancora una volta il caso in occasione e lascia interagire spazi urbani e corpi attoriali in carne e bronzo. Perché attore è pure la statua equestre di Garibaldi.

Maurizio Porro (FilmTV): (…) poi c’è la cicogna, è lei la leggerezza simbolica, il simbolo positivo di qualcosa che deve nascere e speriamo faccia in fretta. Soldini sta in equilibrio un po’ precario, proprio come le gambe della sua cicogna prodigiosa, ma è umanamente ricco di un’amarezza da sempre sentita che si sforza, a volte riuscendoci, di tradurre in balletto grottesco, fino a rasentare la pochade delle mazzette e degli intrighi. Attori non solo bravi ma complici, amici e amanti dell’idea originaria.

 

IO e TE di Bernardo Bertolucci

26 Ott

Conferenza stampa di presentazione

Chissà da quanto tempo non parlavo con un adolescente. Ma in realtà io ho una sorta di deficit di crescita, sono un eterno ragazzo, guardo con partecipazione il loro disagio di vivere. E su questo abbiamo molto lavorato con gli sceneggiatori, è stata dura, mi è piaciuto il libro di Ammanniti ma non il finale. Dovevo cambiare qualcosa. E ho cambiato il finale. In fondo c’è un vero processo di liberazione in questo film, Olivia invade lo spazio di Lorenzo e lui è costretto a fare i conti con l’Altro da se. Una costrizione all’esperienza, iniziazione, è strano che un mio film ci si liberi ai Parioli…

La scelta delle canzoni l’ha fatta in pratica Jacopo Olmo Antinori, io volevo delle canzoni che lo facessero sentire bene con il personaggio. In cui si riconoscesse. Tranne ovviamente la straordinaria coincidenza di Space Oddity di Bowie nella sua versione italiana, che mi son ricordato di avere e quando l’ho riascoltata sembrava veramente scritta per questo film. Ho deciso di mettere un ballo con quella canzone, i balli son sempre molto importanti in un film, ci si libera dal racconto, tutto può accadere.

DE ROUILLE et d’OS di Jacques Audiard

25 Ott

Un curioso aneddoto lega la protagonista Marion Cotillard, alla realizzazione del film. Nonostante in “Il Cavaliere Oscuro – Il ritorno” la Cotillard avesse un piccolo ruolo, la produzione del blockbuster di Nolan aveva vietato per contratto a tutti gli attori del cast di assumere altri impegni in contemporanea con le riprese.

Per interpretare il film di Audiard, l’attrice ha mentito sulla data delle riprese e la stessa produzione francese ha dovuto avviare il tournage in gran segreto.

DE ROUILLE et d’OS di Jacques Audiard (2012)

25 Ott

Marianna Cappi (MyMovies): Nel nord della Francia, Ali si ritrova improvvisamente sulle spalle Sam, il figlio di cinque anni che conosce appena. Senza un tetto né un soldo, i due trovano accoglienza a sud, ad Antibes, in casa della sorella di Alì. Tutto sembra andare subito meglio. Il giovane padre trova un lavoro come buttafuori in una discoteca e, una sera, conosce Stephane, bella e sicura, animatrice di uno spettacolo di orche marine…
A partire da alcuni racconti del canadese Craig Davidson, Audiard e Thomas Bidegain, già coppia creativa nel Profeta, traggono un racconto cinematografico a tinte forti, temperate però da una scrittura delle scene tutta in levare. La trama e la regia sono estremamente coerenti nel seguire uno stesso rischiosissimo movimento, che spinge il film verso il melodramma e non solo verso la singola tragica virata del destino ma verso la concatenazione di disgrazie, salvo poi rientrare appena in tempo, addolcire l’impatto della storia con “la ruggine” di un personaggio maschile straordinario, per giunta trovando un appiglio narrativo che tutto giustifica e tutto rilancia. Un equilibrismo che può anche infastidire ma che rende il film teso, malgrado alcune mosse prevedibili.

 

Film TV: Audiard è proprio quell’autore solitario e spericolato che riesce a fare la spola tra la rassegnazione e il desiderio, tra i corpi che si spengono e quelli che sbocciano, tra l’energia rabbiosa delle braccia e la mutilazione dei femori, tra le ossa che si assottigliano e arrugginiscono e quelle che errano o crescono, smarrite e indifese, come accade nel suo bellissimo film dove un pugile con bambino, senza bussola e lavoro, trova la felicità e il suo posto nel mondo incontrando una donna senza più gambe. È straordinario come Audiard sappia fare uso delle pure sembianze fisiche della violenza e dell’amore per raccontare che in un mondo senza futuro, senza economia, senza protezione, l’unica certezza sia la capacità di usare il proprio corpo e i propri sentimenti senza guardare in faccia nessuno.

PEARL JAM – TWENTY di Cameron Crowe (2011)

24 Ott

Marco Chiani (MyMovies): Nascita e gloria dei Pearl Jam, rock band tra le più influenti degli anni Novanta che contribuì alla nascita del fenomeno grunge. Dalle ceneri dei Mother Love Bone, di cui facevano parte il chitarrista ritmico Stone Gossard e il bassista Jeff Ament, all’incontro con il solista Mike McCready e poi con il cantante Eddie Vedder, il documentario analizza i momenti salienti della costituzione del gruppo, il successo planetario dell’album Ten, le lotte per allontanare la popolarità attraverso venti anni di storia, nove album in studio e 60 milioni di copie vendute.
Da sempre legato ai Pearl Jam, il cui cameo nel suo secondo lungometraggio Singles – L’amore è un gioco ne aiutò la distribuzione in sala, il regista si avvicina al privato di ogni componente, finendo col dotare ciascuno di una precisa e riconoscibile identità.

Film TV: Non sorprende che a celebrare la band sorta dalle ceneri dei Mother Love Bone e dei Green River sia proprio Crowe. L’approccio è affettuoso, improntato alla complicità, gli eccellenti materiali di repertorio scelti con cura e montati con gusto anche se Pearl Jam Twenty non si discosta dal formato canonico del docurock. Una scelta, se si vuole, consequenziale con il neoclassicismo dei Pearl Jam (che sognano una discografia fitta come quella dei Grateful Dead) e che oggi incarnano l’ideale di rock americano come probabilmente nessuna band prima di loro.

BELLA ADDORMENTATA di Marco Bellocchio (2012)

23 Ott

Aldo Fittante (Film TV): Gli ultimi giorni di Eluana Englaro (ri)vissuti da Marco Bellocchio come una Passione di Cristo dove tre storie parallele che non s’intrecciano mai ma che hanno molto in comune, rilanciano e dipanano molte questioni.
Tra Il pianto della Madonna di Jacopone da Todi e una Isabelle Huppert nei panni quasi di se stessa (ovvero Divina Madre, una ex attrice ritiratasi dalle scene per accudire la figlia in stato vegetativo) il solenne spaccato contemporaneo del grande regista, disorienta e ingarbuglia le carte (l’attrice francese compare in Tv in La storia vera della signora dalle camelie di Bolognini), sgomenta e sbalordisce una volta di più, sconvolge e complica i pensieri e le riflessioni. D’altronde è questo il compito del cinema.

Giancarlo Zappoli: Giorni di inizio febbraio 2009. Eluana Englaro, dopo 17 anni trascorsi in coma e con alimentazione artificiale, viene fatta trasportare dal padre in una struttura ospedaliera di Udine in cui operano medici disposti a interrompere il trattamento. L’avvenimento scatena in Italia la reazione di fronti opposti. C’è chi vuole impedire ad ogni costo che ciò avvenga e chi invece ritiene che sia l’attuazione di un diritto civile. Il senatore Uliano Beffardi del Popolo della Libertà viene convocato a Roma per la votazione del decreto d’urgenza in materia voluto dal governo Berlusconi per contrastare la volontà del padre della giovane donna. Se Beffardi sta maturando dei dubbi sul voto (anche in seguito a una vicenda personale), sua figlia Maria è invece determinata nel raggiungere la clinica per manifestare contro l’interruzione del trattamento.

BELLA ADDORMENTATA di Marco Bellocchio

23 Ott

Dal pressbook internazionale divulgato in occasione del Festival di Venezia

«La mia ispirazione per questo film è stata l’intensa emozione che ha circondato la lunga morte pubblica di Eluana Englaro. Sono rimasto scioccato, in particolare, dal grido di reazione del popolo italiano, dei media, della classe politica e della Chiesa, in netto contrasto con il mio senso di solidarietà e con la mia ammirazione per il padre della ragazza.
Ho capito, tuttavia, che non potevo tener conto del mio solo punto di vista e che avrei dovuto allargare i miei orizzonti e lasciare che il tempo espandesse la mia prospettiva. Avrei dovuto aspettare… E così ho aspettato due anni prima di rimettermi al lavoro sull’idea, approfondendone ogni aspetto e dando luogo a storie del tutto estranee a quella di Eluana.
Gli episodi raccontati si reggono in maniera autonoma poggiando su elementi che vengono prima del caso Eluana e che appartengono a tutta la mia vita: la mia infanzia, la mia adolescenza, la mia famiglia, la mia educazione cattolica, i miei compromessi politici, i miei principi morali, l’importanza della coerenza intellettuale e, infine, il rifiuto di mollare di fronte a una situazione di pericolo per la vita ma al tempo stesso colma di possibilità di recupero, anche per una rinascita, come nel caso di Rossa e Pallido.


È stato questo il percorso che ha successivamente determinato stile, immagini e struttura drammatica – o che forse ha consentito a questi elementi di evolversi per conto proprio. Durante le riprese, il lavoro è stato in larga parte di improvvisazione, nonostante generalmente si seguissero le finestre di dialogo tagliate poi in fase di montaggio.
Senza la morte di Eluana Englaro non ci sarebbe stata nessuna “bella addormentata” a svegliarsi. Per quanto non si fondi su pregiudizi o conclusioni affrettate, non è di certo un film neutrale – non credo che esista la neutralità nell’arte. Il film è sincero e non ideologico, non è una sorta di manifesto e rimango aperto ad altri punti di vista.
Mi auguro che i temi trattati possano generare un’animata discussione e che il mio lavoro trovi risonanza».

PADRONI DI CASA di Edoardo Gabbriellini

23 Ott

Non si fa mai trovare di Roy Menarini

Padroni di casa di Edoardo Gabbriellini si candida fin da ora a diventare un piccolo culto nostrano, e certamente il film italiano più originale dell’anno. Al di là delle analisi di valore (sceneggiatura insinuante e inattesa, regia inventiva ed efficace, direzione degli attori sorprendente), è più nel prodotto finale che negli addendi che l’opera seconda del regista e attore toscano riesce a colpire a fondo.


E offre la possibilità di ribadire, una volta di più, quanto sia raro nel cinema italiano contemporaneo imbattersi in autori e pellicole capaci di ibridare generi lontani, influenze disparate, modelli imprevisti. Non a caso, se si fa una raccolta critica delle recensioni di Padroni di casa, si possono leggere allusioni a Scene di caccia in Bassa Baviera, a Cane di paglia, al western, a Simenon, insomma a serbatoi artistici talvolta persino contraddittori. Gabbriellini evidenzia un atteggiamento cinefilo, che potrebbe portare all’accumulo di citazioni e invece mantiene sotto traccia la conoscenza della storia del cinema e mostra la convinzione di voler ignorare le aspettative del pubblico medio di fronte al prodotto nazionale. Tutto Padroni di casa diventa così – oltre che una allegoria nera e beffarda del nostro sguardo sull’altro, sul “forestiero” e sul possesso – una continua, eccitante lotta cinematografica tra ciò che ci si attenderebbe e ciò che avviene, tra le nostre abitudini di ricezione (ulteriormente rafforzate dalla presenza di volti noti come Valerio Mastandrea e Elio Germano) e lo scarto da quelle convenzioni. Questa prassi è, in fondo, connaturata ai generi cinematografici, che propongono continuamente – siano essi commedie, thriller o melodrammi – una serie di biforcazioni, bivi, percorsi narrativi di fronte ai quali lo spettatore appassionato gode del suo stesso dubbio: dove andrà il film? Quale strada percorrerà? Quella più prevedibile o quella meno attesa?
Ecco, Padroni di casa è suggestivo proprio perché non si fa mai trovare dove pensi di averlo catturato, né descrivere come si credeva di averlo classificato (e il ruolo riservato a Gianni Morandi esemplifica alla perfezione ciò che andiamo scrivendo). Non è solo questione di commedia che vira via via verso il noir e l’horror, bensì di una più profonda metamorfosi dei nostri codici in direzione dell’imprevisto e dell’inquietante, senza dimenticare di dialogare con pellicole internazionali come Revanche o Calvaire, verso cui Padroni di casa ha poco da invidiare. Tutte ragioni per le quali vale la pena, attraverso il famoso e fantasmatico “passaparola”, cercare di valorizzarne i pregi, e di ribaltare i rapporti di potere distributivi che lo vedono partire svantaggiato.

da MyMovies