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NOSFERATU, EINE SYMPHONIE DES GRAUENS di Friedrich Wilhelm Murnau

4 Nov

Daniele Torri: Cos’è che può attrarre due entità a miglia di distanza? Una sequenza mirabile datata 1922 ci rimanda l’interpretazione che Murnau trasse dal Dracula di Bram Stoker; un montaggio alternato tra la dimora del vampiro impegnato nella spedizione notturna e l’amata della vittima che geme tra spasmi, capogiri e sonnambulismo. Ogni azione del vampiro ha un contrappunto ed una reazione nei gesti di lei (l’ombra delle mani aleggiante sull’uomo addormentato e le mani in egual modo protese di lei nel tentativo di un salvataggio impossibile) e così, nel momento in cui il Conte Orlok si volta, come richiamato dal niente, in controcampo Ellen è rivolta proprio verso di lui: due figure rappresentate nella stessa stanza, nonostante lo spazio (e forse il tempo) che li rende lontani.

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SUNRISE di Friedrich Wilhelm Murnau (1927)

12 Feb

Farinotti (mymovies): Tratto da un racconto di Hermann Sudermann, mutato nel finale, il primo dei quattro film americani del regista tedesco Murnau, che riscosse all’epoca un modesto riscontro di pubblico, costituisce uno dei vertici del suo cinema: Aurora è un’opera che sembra a tratti più tedesca che americana (a riprova della grande autonomia che, insieme a mezzi ingenti, la produzione concesse all’autore), potendo contare su un geniale impiego della luce (con la vittoria dell’Oscar per la migliore fotografia), del ritmo, dell’atmosfera quasi espressionistica, della profondità di campo, della mobilità della cinepresa. Nel 1939 in Germania ne venne realizzato un remake, Verso l’amore, di Veit Harlan.

Morandini: (…) prodotto da William Fox, è ancora assai “tedesco”: non per nulla la sceneggiatura è di Carl Mayer, dalla novella Die Reise nach Tilsit di Hermann Sudermann e la scenografia di Rochus Gliese. (Titolo tedesco: Sonnenaufgang – Lied von zwei Menschen). Nella prima edizione degli Academy Awards (1927-28) ebbe 3 Oscar: miglior film artistico (premio subito abolito), migliore attrice: Janet Gaynor; fotografia: Charles Rosher e Karl Struss che non nascondono reminiscenze di luce espressionista. È diviso in tre parti: la prima cupa, quasi da noir e la terza drammatica, angosciosa sino al più tradizionale happy end che esalta il moralismo sentimentale di fondo, fino a quel momento controllato dallo stile. Nella parte centrale in città, la più ampia, si sviluppano, grazie ai ricchi mezzi messi a disposizione, il geniale impiego della mobilità della cinepresa, della luce, della profondità di campo, ma anche la direzione degli attori (e dei loro corpi), il ricorso alle gag comiche, la tipizzazione delle figure di contorno: il tono è euforicamente hollywoodiano. “La sensibilità del regista stringe in un solo nodo il momento reale e il momento simbolico.” (F. Savio). Ridistribuito in una copia restaurata dalla BIM nell’estate 2004 con una colonna musicale di Hugo Riesenfeld.

Mereghetti: (…) un dramma fortemente simbolico. Murnau attraverso il linguaggio delle immagini, sa cogliere sfumature psicologiche impercettibili. Celebre il piano-sequenza che mostra l’incontro degli amanti nella palude; ma anche l’uso della prifondità di campo all’epoca fece impressione.

Film TV:  (…) un’opera di ammirevole perizia tecnica (si noti il lungo carrello sul tram), con immagini di forte suggestione.

SUNRISE di Friedrich Wilhelm Murnau

11 Feb

Un canto che non smette mai di Bruno Fornara:
Aurora è del 1927, è un film muto con didascalie, fu distribuito con una colonna musicale registrata con il sistema MovieTone. È il primo film americano di Murnau, è tratto da un racconto (tardo naturalistico) di Hermann Sudermann, è stato sceneggiato da Carl Mayer (lo sceneggiatore del Gabinetto del dottor Caligari), le scenografie sono di Rochus Gliese, famoso art director tedesco dell’epoca, ha vinto tre Oscar (film d’arte, fotografia, Janet Gaynor miglior attrice): ed entra immancabilmente in tutte le classifiche dei dieci migliori film della storia del cinema.

Mèlo, commedia e tragedia (sfiorata) tra campagna e città. (…) Con Aurora ci si può dar dentro con le iperboli. Film magico, anzi più che magico: alchemico e avvolgente, sinfonico e sintetico, magistrale nella creazione di uno spazio drammatico e cosmico di ombre e trasparenze, inganni e rivelazioni. Murnau prende dei semplici elementi, prosaici e quotidiani, e li trasfigura in epifanie del sublime (proprio così, roba da non crederci). Autore di alcuni capisaldi del cinema tedesco, Nosferatu, L’ultima risata, Faust, il Murnau americano reinventa l’espressionismo, trasferisce quelle atmosfere in un luogo senza tempo e senza spazio, scrive con la macchina da presa sequenze indimenticabili: l’incontro notturno tra l’Uomo e la Donna di città nella palude nebbiosa, il viaggio in tram tra alberi e automobili, la scoperta della vita turbinosa ed elegante della metropoli (con la coppia stupefatta e felice nel vedersi riflessa in una vetrina…), infine la furibonda tempesta sul lago. Il film ha un sottotitolo: un canto di due esseri umani. Un canto che non smette mai di ammaliarci.

(da Film TV)

NOSFERATU, EINE SYMPHONIE DES GRAUENS di Friedrich Wilhelm Murnau (1922)

10 Dic

Rudy Salvagnini: Uno dei grandi classici dell’orrore del periodo muto che ha stabilito molti parametri per i film di vampiri che sarebbero seguiti, dato che il trend caratteriale per il vampiro sarebbe stato rappresentato dall’aristocratico minaccioso e sinistro interpretato da Bela Lugosi, ben distante dal mostro ripugnante e decrepitamente malsano che qui Max Schreck rende benissimo. Murnau riprende la storia e i personaggi dal Dracula di Bram Stoker, ma avendolo fatto senza averne pagati i diritti, è vittima di una causa intentata da Florence Stoker, vedova di Bram, con la conseguenza che nel 1925 un tribunale tedesco ordina che il film venga distrutto. Fortunatamente, qualche copia sopravvive al massacro e così Nosferatu è arrivato avventurosamente sino a noi. Girato in ambienti naturali con grande sfoggio di bravura visuale da parte di un maestro come Murnau, è uno dei capolavori indiscussi dell’espressionismo, e non solo.

Morandini: Scritto da Henrick Galeen che s’ispirò liberamente al romanzo Dracula (1897) di Bram Stoker, cambiando nomi e posti per non pagare i diritti d’autore: dal suo castello nei Carpazi il vampirico conte Orlok, chiuso nel suo sarcofago, si fa trasportare nel 1838 a bordo di una nave al porto di Brema dove si diffonde la peste. È il più grande film vampiresco di tutti i tempi. Senza ricorrere alla manipolazione dello spazio, tipica dell’espressionismo, Murnau sceglie la concretezza e il rischio degli scenari naturali, ricorrendo a mezzi più specificamente cinematografici (angolazioni, montaggio, immagini in negativo, ecc.) e a una fitta rete di richiami metaforici e simbolici. Nella sua complessità si presta a diverse letture in chiave psico-sociologica, metafisico-esistenziale, romantico-dostoevskiana, psicoanalitica.

Film TV: Hulter, commesso di un’agenzia immobiliare, viene inviato presso il conte Orlock, detto anche Nosferatu, in Transilvania. Questi abbandona il suo castello in una bara, a bordo di una nave carica di topi portatori di peste, e giunge nella città dove abita la fidanzata di Hulter, che intende sedurre. L’atmosfera d’orrore è costruita attraverso la lentezza dei gesti e con il continuo variare della luce sugli oggetti. Straordinaria la nera presenza del protagonista, Max Schreck, da questo film consegnato per sempre alla leggenda.

Mereghetti: Murnau costruisce, come dice il titolo, una sinfonia in grigio, inquietante ritratto di una città che, insieme ai suoi abitanti, si accascia e si ripiega su se stessa, impotente di fronte all’avanzare del Male e del suo rappresentante. Girato quasi tutto in luoghi reali, il film supera le convenzioni dell’espressionismo per diventare una delle più alte rappresentazioni dell’istinto di morte che si nasconde nell’uomo civilizzato. Tutt’ora insuperato nella capacità di descrivere il progressivo ottenebramento delle forze vitali, il film utilizza tutte le possibilità espressive del cinema per sollevarsi oltre i limiti del realismo e trasformarsi in una riflessione metafisica sul Male e sul Nulla: utilizzando pellicola negativa, trasforma i boschi dei Carpazi in un intrico di bianchi alberi spettrali contro un cielo nero; girando fotogramma per fotogramma snatura l’effetto del movimento; modificando i procedimenti di stampa ottiene che la nave con Nosferatu assomigli a uno spettro che naviga su acque fosforescenti.