Tag Archives: 1972

LA PRIMA NOTTE DI QUIETE di Valerio Zurlini (1972)

30 Mar

Morandini: Sotto i segni della precarietà e della morte e in cadenze di melodramma disperato, è la storia di un naufragio. Ritratto di Daniele Dominici, professore di letteratura, angelo caduto e insabbiato…  Qualcosa di ridondante nella seconda parte, la descrizione dell’ignobile verminaio provinciale cui si contrappongono le sortite verso i cieli di uno spiritualismo cristiano, impedisce la piena ammirazione. Scritto con Enrico Medioli, il settimo film di Zurlini conta sulla raffinata fotografia di Dario Di Palma, le musiche (troppe trombe) di Mario Nascimbene, le scene di Enrico Tovaglieri. Prodotto da Titanus, coproduttore A. Delon che scorciò di 27´, modificandone il montaggio, l’edizione francese (Le Professeur). Restaurato nel 2000 da Philip Morris.

Film TV: Daniele è un giovane professore di lettere, che sta facendo una supplenza in un liceo di Rimini. Autore di un libro di poesie dedicato ad una ragazza morta all’età di sedici anni, ora convive con Monica. Rimini, sì, ma lontanissimi da Fellini. Zurlini compone il ritratto crepuscolare di un uomo disilluso, calato in un contesto paradossalmente autunnale. Forse la miglior prova di Delon. Un film sottostimato.

Annunci

ULTIMO TANGO A PARIGI di Bernardo Bertolucci (1972)

11 Gen

Morandini: Osannato o disprezzato (sequestrato, condannato “al rogo”, liberato negli anni ’80), questo film “scandaloso” suggerisce con violenza di prendere sul serio (sul tragico) la verità dell’erotismo. Contribuiscono al risultato la luce di Storaro e le musiche di Gato Barbieri per un irripetibile Brando, guidato dal talento di un regista che con la musicale mobilità della cinepresa lega spazio, personaggi, oggetti e décor. Ebbe 14 milioni di spettatori, compresi quelli della riedizione Titanus del 1987. Messo in onda il 21-9-1988 su Canale 5, scorciato di circa 3 minuti. Le sue vicissitudini giudiziarie durarono un quindicennio fino alla sentenza di non oscenità del 9-2-1987 che non cancellò ma scavalcò la sentenza della Cassazione del 29-1-1976 con la cosiddetta condanna “al rogo”. “A Ultimo tango è successo di tutto e ha fatto succedere tutto” (Tatti Sanguineti).

 

Film TV: In un appartamento da affittare, Paul incontra Jeanne… Una storia d’amore impossibile e disperata. Un urlo straziante della borghesia. Una sfida, distillata nell’eleganza e nella conoscenza del cinema, alle convenzioni accomodanti del cinema dei padri. Tra Jean-Pierre Léaud, un’icona della Nouvelle Vague, e l’oggetto carnale e misterioso rappresentato da Maria Schneider. Il film fu sequestrato e le copie bruciate (tranne una), al termine di un processo per oscenità. Musica di Gato Barbieri, bellissima fotografia di Vittorio Storaro.

Mereghetti: Film scandalo degli anni settanta è invecchiato bene, ancora capace di parlarci della solitudine e della distanza fra i sessi nella nostra società: certo molte cose sono superflue e anche “false”, ma la “strana, infernale plasticità” di Brando, la luce pastosa di Vittorio Storaro e la “musicale mobilità” della macchina da presa di Bertolucci ne fanno un’opera indimenticabile. La futura regista Catherine Breillat è Mouchette e Susan Sontag la fioraia ambulante.

THE KING OF MARVIN GARDENS di Bob Rafelson (1972)

4 Gen

Mereghetti: Dramma familiare che mette a confronto due tipiche visioni del mondo yankee: quella dell’esistenza come affare e quella, complementare, del suo rifiuto artistico-intellettuale. Sopravvalutato all’uscita, oggi il film mostra i limiti di un simbolismo troppo invadente e un certo compiacimento nel descrivere i due losers, ma la regia è molto armoniosa e la cornice fatiscente di Atlantic City da al film l’atmosfera di una favola mortuaria.

Morandini: Jason, pubblicitario idealista e sognatore impelagato in uno sballato affare di speculazione edilizia, cerca di coinvolgere il fratello David, conduttore di un programma radiofonico. Terzo film di Rafelson, è una cronaca familiare ai margini dell’inespresso di calibrata lentezza e di penetrante finezza psicologica. Sono due nevrosi e due diversi disagi che affettuosamente si confrontano, due solitudini incapaci di stare nella realtà. Un film anomalo nel panorama del cinema hollywoodiano con una Atlantic City indimenticabile. Incompreso dalla critica americana, fu apprezzato da quella europea. 

Film TV: Dinamiche familiari angoscianti e due visioni del mondo a confronto. Rafelson continua il percorso cominciato due anni prima con  Cinque pezzi facili: montaggio nervoso, narrazione spezzata, sensibilità per il paesaggio (la decadente Atlantic City). Il titolo fa riferimento a una casella del Monopoli americano. Uno dei manifesti dell’allora New Hollywood, tra i pochi non datati.

LE CHARME DISCRET DE LA BOURGEOISIE di Luis Bunuel (1972)

16 Nov

Morandini: Scritto col fido Jean-Claude Carrière, questo opus n. 30 dello spagnolo di Calanda è forse il suo film più francese e squisito: la trovata del Pranzo Continuamente Interrotto potrebbe far da motore a una commedia di boulevard. L’angelo sterminatore ha in mano il fioretto dell’ironia e lo maneggia con grazia incantevole, ma, surrealista sereno e sorridente, ricorre all’esplosivo onirico per far saltare in aria la borghesia e i suoi pilastri: polizia, chiesa, esercito. I sogni non servono a evadere dalla realtà, ma a farla conoscere più profondamente. Un compendio di tutto il cinema buñueliano.

Film TV: Due coniugi, la sorella di lei, un ambasciatore e un’altra coppia: sono i personaggi principali di questa “favola” con cui Buñuel, ormai anziano ma sempre col dente avvelenato contro le istituzioni e i miti del mondo borghese, satireggia la società del perbenismo ufficiale. L’elemento unificante della vicenda è il tentativo, sempre frustrato dai più imprevedibili intoppi, di consumare un pranzo in compagnia. Attorno a questo spunto, altre figure significative e una serie di avvenimenti collaterali danno vita a un quadro tanto elegante quanto “feroce”. Ironico e senza speranza, limpido e complesso nel suo sviluppo narrativo, il film vinse l’Oscar come miglior film straniero (ovviamente Buñuel non andò a ritirarlo).