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LA FILLE COUPÉE EN DEUX di Claude Chabrol (2007)

11 Mag

Luca Ottocento da Cinemagnolie

Presentata fuori concorso al festival di Venezia del 2007, la penultima fatica cinematografica di Claude Chabrol, è un lucido e disincantato viaggio all’interno dell’animo umano e delle sue molteplici e sfuggenti sfaccettature. Come in molto cinema del cineasta transalpino, anche qui l’ambiente ritratto è quello borghese (del quale vengono sottolineate per l’ennesima volta le profonde contraddizioni e ipocrisie) e l’intreccio è una sorta di semplice canovaccio in cui far vivere personaggi complicati, ambigui, mai facilmente decifrabili o etichettabili. Questa volta al centro della storia vi è un triangolo amoroso che vede protagonisti un celebre scrittore, una giovane e attraente presentatrice televisiva e un rampollo di una famiglia ricchissima che vive di rendita.

 
Tutti i personaggi hanno i propri scheletri nell’armadio e un lato oscuro, latente, che cozza radicalmente con le apparenze (altro tema centrale della cinematografia chabroliana è proprio l’illusorietà dell’esteriorità) e la pubblica rispettabilità di ognuno di loro. Ciò che colpisce profondamente della pellicola è l’atteggiamento di Chabrol: egli non prende posizione nei confronti delle persone e delle vicende che mette in scena, limitandosi a descrive nel modo più distaccato e freddo possibile, senza alcun tipo di moralismo, un mondo le cui cifre dominanti sono la finzione e l’inganno. La regia, come sempre, è essenziale e assai funzionale alle esigenze narrative ed espressive. Frutto di una concezione del cinema come momento di riflessione, L’innocenza del peccato è un film piuttosto interessante e stimolante, anche se di certo aggiunge ben poco al lavoro del maestro francese.
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EDJT Movies ep.9 – La Cérémonie

5 Gen

BELLAMY di Claude Chabrol (2009)

18 Dic

Alessio Gradogna: Bellamy è il film con il quale il maestro Chabrol ci ha salutato, prima della sua scomparsa. Un giallo-noir che vive del respiro a cui il cineasta francese ci ha abituato nel tempo, e che va a costituire un epitaffio sarcastico, disilluso e tanto, tanto affascinante. Tra Nimes e Montpellier, si racconta la storia di un commissario parigino, interpretato da un trattenuto e sempre carismatico Gerard Depardieu, il quale si trova a lottare con un fratello nullafacente e autodistruttivo, e nel contempo indaga su un caso di omicidio/suicidio. Un film sottile, mellifluo, ironico e ricco di sfumature, che va a costituire l’ultimo e prezioso tassello di un percorso autoriale che per oltre quattro decenni ha saputo scavare nelle pieghe dell’animo umano con classe pura e cristallina. Una pellicola preziosa, che scivola con dolcezza verso la sua amara conclusione, nella quale il regista ci da il suo addio attraverso una frase splendida e più che mai rappresentativa del suo cinema: “ho trovato una grande forma di dignità nel disprezzare me stesso“.

Giancarlo Zappoli: Come ogni anno in estate (e nonostante il desiderio della moglie Françoise che vorrebbe andare in crociera) il famoso commissario Bellamy si trasferisce da Parigi a Nimes. Qui viene posto sotto indiscreto assedio da uno sconosciuto il quale ha un segreto da rivelargli. Curioso com’è il commissario non resiste agli inviti dell’uomo e viene così a conoscenza di elementi che possono fare luce su un incidente stradale avvenuto in circostanze non del tutto chiare. Nel frattempo il fratello minore, alcolizzato e rancoroso, lo raggiunge creandogli non pochi problemi.
Claude Chabrol apre il film con un omaggio a ‘due Georges’ che hanno contato molto per lui. Uno è il cantautore Georges Brassens dalla cui tomba il film prende le mosse e l’altro è Georges Simenon alle cui atmosfere il regista vuole rifarsi. La provincia, con i suoi più o meno inconfessabili segreti, ha spesso attirato la sua attenzione e ora vi ritorna lavorando per la prima volta su uno dei monumenti del cinema francese, Gérard Depardieu, al cui personaggio offre elementi attingibili dal temperamento di entrambi (regista e attore). Ne emerge un ritratto complesso e tenero al contempo di un uomo che vorrebbe potersi abbandonare alla fiducia più totale (vedi l’erotica ma anche disarmata attrazione per la moglie) e che invece ha fatto del sospetto l’elemento di base della propria brillante resa professionale. Nel momento in cui un misero Mattia Pascal provinciale tenta il colpo della sua vita perché invaghito di una manicure che sa come manipolarne la debole personalità Bellamy si ritrova anche ad indagare su se stesso e sul proprio ruolo di fratello maggiore. È sicuramente più arduo portare a soluzione i ‘casi’ che segnano la propria vita che non quelli altrui. Il commissario avrà modo di accorgersene pagando di persona. Depardieu gli mette a disposizione la sua fisicità ingombrante da cui emana però un fascino intriso di dolcezza e di rabbia repressa, di luci e di ombre che solo un attore giunto ormai da tempo alla piena maturità espressiva riesce a rendere con tanta apparente naturalezza.

LA FEMME INFIDELE di Claude Chabrol (1968)

9 Nov

Morandini: Charles, agiato assicuratore, scopre che la moglie Hélène (nell’originale), madre del piccolo Michel, lo tradisce con un giornalista. È uno dei migliori film di Chabrol che prosegue sulla via narrativa e stilistica di Les Biches (1967) all’insegna della lezione di Hitchcock: “La complessità del suo cinema non sta in ciò che racconta, ma nel modo con cui viene messa in scena anche la situazione più quotidiana e banale” (A. Viganò). Un borghese viola con un omicidio la legge per riaffermare i diritti sui propri beni patrimoniali che comprendono anche gli affetti, l’armonia di una normalità coniugale. E la moglie, nonostante l’infedeltà, gli è solidale, come mostra la sequenza finale con il suo contraddittorio movimento di carrello indietro e zoom in avanti.

Film TV: Uno Chabrol prima maniera, duro e schietto. Tra realismo e allegoria, un film sottile che cresce pian piano.

LA CEREMONIE di Claude Chabrol (1995)

23 Set

Morandini: La descrizione dell’ambiente e l’analisi dei personaggi è quasi infallibile. Definito a torto un dramma sulla lotta di classe, il motore dell’azione è l’invidia di classe. Da un romanzo (La morte non sa leggere) del 1935, già portato sullo schermo con Judgement in Stone (1986, Canada) di Ousama Rawi.


Mereghetti: Ispirandosi al romanzo di Ruth Rendell, Chabrol aggiorna le sue caustiche radiografie della provincia francese con un pessimismo sorprendente anche da lui. Ricchi contro poveri, Don Giovanni di Mozart contro televisione spazzatura: non si salva nessuno e non c’è alcuna liberazione nella prevedibile violenza. La prima parte è la migliore e le due protagoniste costruiscono a tutto tondo personaggi difficilmente dimenticabili.