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LA RAGAZZA CON LA VALIGIA di Valerio Zurlini (1961)

13 Giu

Film TV: Aida è una ballerina dal passato burrascoso. Lorenzo è uno studente serio e di buona famiglia. Nonostante tutto congiuri contro la possibilità di una loro unione, Lorenzo decide di invitare Aida a raggiungerlo a Parma, dove si accolla anche il suo mantenimento. Buona sceneggiatura per un film in cui Zurlini indaga l’ambiente provinciale e ci dà uno spaccato pungente e non superficiale di moralismo italiano. Un piccolo capolavoro.

Morandini: Storia dell’amore impossibile tra Aida, ballerinetta alla deriva, e Lorenzo, giovinetto di buona famiglia, tra Parma e Riccione. Zurlini è uno dei rari poeti d’amore del cinema italiano: lo dimostra nella straordinaria scena di Claudia Cardinale (che ha la voce di Adriana Asti) in accappatoio bianco accolta dalle note verdiane di “Celeste Aida”. La lirica prima parte è, forse, la più bella, ma nella seconda si fa evidente la verità sociologica della narrazione da cui nasce l’amarezza di fondo, quella delle differenze di classe. Ammirevole direzione di attori e nella colonna musicale Mina, Peppino di Capri, Celentano, Fidenco, Gigli.

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LA NOTTE di Michelangelo Antonioni (1961)

3 Apr

Mereghetti: (…) il film cerca di definire alcune costanti delle usanze individuali, in cui il lento disfarsi dei rapporti coniugali vuole essere il segno di altre crisi: Antonioni descrive una condizione di disagio esistenziale e la ambienta dentro uno spazio che schiaccia l’individuo con il suo caos tecnologico e neocapitalistico finendo per raccontare solo le vaghezze e le ambiguità di uno “sconcerto esistenziale” incapace di trasformarsi in vera coscienza critica.

Film TV: L’unione dello scrittore Giovanni e di sua moglie Lidia è ormai arrivata a un punto morto. Secondo capitolo della cosiddetta trilogia esistenziale (“L’avventura“, 1960 e “L’eclisse“, 1962). Datato nei temi e nell’humus, il film si salva nella magistrale regia di Antonioni, e Jeanne Moreau è in stato di grazia. Nelle sequenze della festa si riconoscono Salvatore Quasimodo, Valentino Bompiani e un giovanissimo Umberto Eco.

Morandini: Lento sfaldarsi dei rapporti affettivi tra lo scrittore Giovanni Pontano e la moglie Lidia. La crisi si consuma tra la visita a un amico moribondo in clinica e la noia di una festa mondana. Si scivola nel disamore. L’azione si svolge a Milano da un pomeriggio di sabato all’alba di domenica. Come in tutti i film di Antonioni, la crisi del sentimento d’amore è la spia di una crisi più vasta, anche sociale; è la donna che ha un atteggiamento più lucido e attivo. Scritto con Tonino Guerra e Ennio Flaiano (collaborazione di Ottiero Ottieri), è una variazione e, insieme, un approfondimento dei temi di L’avventura (1959), ma il paesaggio vi ha importanza minore. Musiche di Giorgio Gaslini che ebbero il Nastro d’argento 1962, oltre a quelli per il miglior film e per la Vitti attrice non protagonista. A Berlino Orso d’oro.

ONE, TWO, THREE! di Billy Wilder (1961)

1 Gen

Mereghetti: Con un grande anticipo sui tempi Billy Wilder e I.A.L. Diamond adattano una commedia di Ferenc Molnar trasformandola in una scatenata satira contro ogni tipo di ideologia: la Russia e il comunismo (i tre negoziatori con un debole per la formosa segretaria sono esilaranti), la Germania del dopoguerra con la sua disciplina militaresca ancora imbevuta di nazismo, l’America e la sua gioventù squinternata, ma anche i suoi executives pronti a ogni compromesso per la carriera. Su tutti la spettacolare e vitalistica prova di James Cagney, nell’ultimo ruolo importante della carriera, perfetta dimostrazione di cosa possa essere il virtuosismo di un attore.

Morandini: Il direttore della filiale della Coca Cola a Berlino Ovest vorrebbe vendere la bibita anche nei paesi comunisti. Commedia satirica di indiavolate cadenze farsesche in cui Wilder e il suo sceneggiatore I.A.L. Diamond sparano ad alzo zero su comunismo e capitalismo, due diversi trionfi del cinismo, ma anche sulla Germania del dopoguerra. Cagney recita con il ritmo di una mitragliatrice e non sbaglia un colpo. All’origine un atto unico di Ferenc Molnar. In anticipo sui tempi, fu un fiasco al botteghino. Rieditato in Francia nel 1986 con successo.

Film TV: In piena Guerra Fredda, una corrosiva satira firmata Wilder. Nell’anno in cui nel cuore dell’ex capitale del Reich si apriva la ferita del Muro, Wilder gira un capolavoro di velocità, cattiveria e umorismo che non risparmia nessuno. James Cagney non è mai stato così cinico e non sbaglia un colpo.

YOJIMBO di Akira Kurosawa (1961)

28 Dic

Morandini: Nel XVII secolo un samurai vagabondo arriva in un villaggio insanguinato dalla guerra tra due clan e, con machiavellica strategia, diventa l’ago della bilancia mettendo gli uni contro gli altri. Splendido film d’azione in chiave ironica e di ritmo snello, ma anche limpida parabola sulla cupidigia del denaro con risvolti ironici e una lontana parentela con Goldoni (Arlecchino servitore di due padroni). Yojimbo (che significa “guardia del corpo”) è il modello su cui Sergio Leone ricalcò Per un pugno di dollari e Walter Hill Ancora vivo. Ma, forse, all’origine di tutto c’è Red Harvest (Piombo e sangue, 1929) di Dashiell Hammett.

Film TV: Il samurai senza padrone Sanjuro arriva in un paese sconvolto dalle lotte tra due possidenti locali. Violento, ironico, formalmente splendido. Le sequenze d’azione saranno in seguito saccheggiate dal cinema occidentale, che deve a Kurosawa più di quanto sia disposto ad ammettere. Sceneggiato dal regista insieme a Ryuzo Kikushima, il canovaccio ha successivamente ispirato diversi registi occidentali, su tutti Sergio Leone.

Mereghetti: (…) una graffiante parodia di un western hollywoodiano, piena di azione, di violenza e di umorismo sarcastico. Michael Cimino lo citerà nel finale di L’anno del dragone, Laerence Kasdan lo mette nella sceneggiatura di Body-guard. Toshiro Mifune grandeggia nei panni del personaggio beffardo ed enigmatico, vero antesignano di Clint Eastwood. Formalmente uno dei film più brillanti di Kurosawa.