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PHILADELPHIA di Jonathan Demme

28 Ott

Jonathan Demme ospite alla retrospettiva del Cinema Lumiére di Bologna (18 settembre 2011): 

Quando preparai questo film, non ero così sicuro che, nonostante la bravura degli attori, sarei riuscito ad far breccia nello spettatore. Non si trattava di un film per i malati di AIDS, perchè ciò che è espresso nel film loro lo vivono quotidianamente e ben lo conoscono. Il mio obiettivo era di interessare coloro che NON erano colpiti da vicino da questa malattia e per fare ciò pensavo ad una bella introduzione di Neil Young, mettendo nell’incipit un bel riff di chitarra distorta e potente. Mandai la sceneggiatura a Neil (con cui poi siamo diventati buoni amici) e lui mi rispose con un pezzo (Philadelphia) meraviglioso, ma molto lento, dolce, suonato al piano che pensai si collocasse meglio nella sequenza finale.

A questo punto provai con Bruce Springsteen, mandai la sceneggiatura e Bruce mi rispese con un pezzo (Street of Philadelphia) altrettanto magnifico, ma sempre poco rumoroso rispetto a come me lo aspettavo io.
Fu allora che mia moglie mi disse che forse, queste persone credevano nella sceneggiatura più di quanto ci stessi credendo io e che era giunto il momento di lasciarsi andare e fare in modo che il film parlasse da solo.” 

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THE SILENCE OF THE LAMBS di Jonathan Demme

22 Set

Sequenze costruite con superba maestria tattica di Rudy Salvagnini

Un serial killer soprannominato Buffalo Bill semina morti a ripetizione. Jack Crawford, agente dell’FBI, pensa che per prenderlo sia necessario ricorrere alla consulenza di Hannibal Lecter, un serial killer cannibale rinchiuso in isolamento in un manicomio criminale. Crawford incarica la neoagente Clarice Sterling (Jodie Foster) di incontrare Lecter e invitarlo a collaborare. Clarice va a trovarlo in carcere e tra lei e il cannibale si sviluppa una strana relazione cui non è estranea una complessa ammirazione reciproca.

Dopo che la sua precedente apparizione in Manhunter – Frammenti di un omicidio era passata pressoché inosservata, in questo secondo tentativo il personaggio del geniale serial killer cannibale Hannibal Lecter fa il botto, diventando di colpo uno dei “mostri” più popolari del cinema e contribuendo all’ambigua “eroificazione” dell’omicida seriale che ha caratterizzato parecchio cinema “psicopatico” successivo. Merito di Demme, che ha cucito attorno alla sottile e istrionica interpretazione di Anthony Hopkins un thriller orrorifico di rara precisione ed eleganza stilistica e anche naturalmente efficace nella creazione della suspense con parecchie sequenze costruite con superba maestria tattica. Ottimo anche l’apporto di Jodie Foster nel ruolo della tormentata agente che stabilisce un rapporto preferenziale con Hannibal che qui, diversamente da Manhunter, è protagonista assoluto. Visualmente, Demme riesce a conferire toni da romanzo gotico – con la strana e oscura segreta dove è rinchiuso Hannibal – a un thriller urbano che avrebbe potuto essere banale in altre mani. Grande successo di pubblico: oltre 270 milioni di dollari lordi di incasso mondiale con un budget di 19.

THE SILENCE OF THE LAMBS di Jonathan Demme (1991)

22 Set

Morandini: Dal romanzo (1988) di Thomas Harris. Una giovane recluta dell’FBI è incaricata di far visita in carcere ad Hannibal Lecter, psichiatra pluriomicida, per ottenere informazioni su un assassino psicopatico che ha ucciso e scuoiato cinque donne. Epilogo mozzafiato con il veleno nella coda. Memorabile thriller che inquieta, spiazza, turba. Demme vi conferma il suo talento visivo, la capacità di caricare le immagini di emozioni, la sagacia nel creare tensione senza cadere nel sensazionalismo, la tendenza wellesiana all’eccesso decorativo. Il personaggio di Lecter era già apparso in Manhunter-Frammenti di un omicidio (1986) di Michael Mann.

dal sito della Cineteca di Bologna: Il film, bellissimo, un limite ce l’ha: un che di effimero come le farfalle che ne siglano l’iconografia, qualcosa che si brucia nella luce della prima visione. Rivederlo, non sarà più la stessa cosa (per i capolavori, di solito, funziona al contrario: più li vedi e più ti sembrano capolavori). Troppo puro sarà stato, qui, il senso di happening emotivo; troppo sbalorditivo quel falso montaggio alternato, che ci lascia lì a tremare sulla sedia. È il film dello psichiatra antropofago Hannibal Lecter e della detective Clarice Starling, del serial killer scuoiaschiene, delle lacrime versate che son tutte infanzia, degli amici che sarà bello avere a cena. Cinque Oscar e gloria universale per Demme e Anthony Hopkins (ma la più brava è Jodie Foster).

Film TV: Il dottor Hannibal Lecter, rinchiuso in un manicomio criminale per cannibalismo, era un brillante psicanalista. Una giovane recluta dell’Fbi, Clarice Starling, sulle tracce di un serial killer che uccide le sue vittime per scuoiarle, viene mandata da lui per ottenerne la consulenza. «Allora, Clarice, gli agnelli hanno smesso di gridare?» Ormai un cult: Demme insegna cosa voglia dire restare sedotti dal Male assoluto e prende le distanze dalla matrice letteraria del racconto concentrandosi sui meccanismi cinematografici della suspense. Splendidi gli interpreti. Camei di Roger Corman e George Romero.

NEIL YOUNG LIFE di Jonathan Demme (2011)

20 Set

dal sito della Cineteca di Bologna: Nell’ultimo atto della trilogia dedicata a Neil Young, Demme racconta il ritorno del cantante sessantacinquenne nella sua Toronto in occasione di due concerti alla Massy Hall. Le immagini e le note provenienti dal palscoscenico si fondono con alcune sequenze on the road in cui Young a bordo della sua Ford Corwn Victoria del 1956 attraversa l’Ontario ricordando gli anni della formazione. “Tutto è cambiato… è tutto nella mia testa” dice guardando un bulldozer all’opera.

Jonathan Demme alla proiezione dell’evento a Bologna (18 settembre 2011): Se non vi piaciono le canzoni dove abbonda l’utilizzo reiterato della chitarra distorta, vi consiglio di andare alla biglietteria e farvi rimborsare i soldi del biglietto. Ma se la chitarra distorta vi piace e parecchio, beh… allora con questo film vi divertirete. Buona visione.

RACHEL GETTING MARRIED di Jonathan Demme (2008)

4 Ago

Morandini: Nei sobborghi di una città del Connecticut, Rachel Buchman sta per sposarsi. Per sua sorella Kym è l’occasione di tornare in famiglia dopo una lunga assenza. Scritto da Jenny Lumet, figlia di Sidney, è un film corale e anomalo nel percorso di Demme, forse il più sottovalutato degli attuali registi italoamericani. Contiene molti stereotipi del melodramma familiare made in USA (la festa interrotta; il ritorno del figliol prodigo che smaschera silenzi, rimozioni, ipocrisie; il rimpianto di un’innocenza perduta, forse mai avuta), ma li assorbe e li disintegra a livello stilistico. In 2 modi. Intanto, ispirato da Altman (Il matrimonio), ma anche da certi moduli del Dogma danese, Demme applica alla fiction la sua assidua pratica di documentarista, filmando gli attori “come se fossero persone e non personaggi, lasciando alle cose il tempo e l’occasione di accadere” (R. Manassero). Poi, tornando alle origini del melodramma, correda le immagini con un continuo, ossessivo controcanto di musica e suoni: rock, blues, danze africane, ritmi orientali. Come al solito, dominano i personaggi femminili, a partire dall’ottima Hathaway, ma è notevole anche la madre della Winger. Un matrimonio audio-visivo così non si era mai visto né tanto meno ascoltato.

Film TV: Kym ha avuto una vita al contempo felice e disperata. Dopo molto tempo che manca da casa vi fa ritorno per il matrimonio della sorella e la sua presenza serve a far rimergere tensioni familiari che covavano da tempo, producendo reazioni esplosive. Un’opera totale che sembra “farsi” mentre la vedi, una storia che coinvolge solo accadendo, senza artifici retorici, una rappresentazione che nasce per il palcoscenico e invece diventa quintessenza del cinema, tra Godard e Cassavetes, danzando però come matti al suono di Neil Young.

PHILADELPHIA di Jonathan Demme (1993)

15 Mar

Morandini: Brillante avvocato di Philadelphia è licenziato per inefficienza e inaffidabilità dal prestigioso studio legale dove lavora. Prima produzione di alto costo (25 milioni di dollari) sull’Aids, è una lezione di tolleranza, una requisitoria sui pregiudizi, un’arringa contro l’ingiustizia affidata a uno straordinario Tom Hanks, interprete simpatico e “leggero”, e a Denzel Washington, l’avvocato che lo difende. L’ottima sceneggiatura di Ron Nyswater affidata alla sobria regia di Jonathan Demme diventa qualcosa di più di un onesto esempio di cinema civile: ne fanno testo alcune scene memorabili, la festa gay e la sequenza in cui Hanks ascolta Maria Callas in Andrea Chenier (quarto atto) di Giordano, e la colonna musicale in cui Mozart, Spontini, Cilea, Catalani s’alternano a Bruce Springsteen, Peter Gabriel, Neil Young.

Film TV: Andrew Beckett è un giovane e brillante avvocato, tra i collaboratori di punta di uno dei più prestigiosi studi legali di Philadelphia, ma viene licenziato in tronco… Il primo merito del film è la validità della sua battaglia. “Philadelphia” affronta senza tergiversare o scadere di tono il problema e lo svolge con vigoria e lucidità, forte di una sceneggiatura robusta e impeccabile e di interpreti che vi profondono il meglio delle loro alte capacità. Oscar per Tom Hanks e per la canzone “Streets of Philadelphia” di Springsteen (ma in colonna sonora c’è anche anche “Philadelphia” di Neil Young).