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M.A.S.H. di Robert Altman (1970)

8 Set

Film TV: Anche in Corea la guerra ha la sua retrovia e i suoi ospedali da campo. In questo, fra un’operazione e l’altra, in mezzo alle carenze strutturali e alle croniche mancanze di medicinali, tre chirurghi organizzano una esistenza burlona e alternativa. Preparano scherzi anche atroci a ufficiali e sottufficiali; addirittura arrivano a iniettare tranquillanti agli avversari nella sfida di rugby. Con questo film Altman vince la Palma d’oro al festival di Cannes. Strutturato con grande libertà, M.A.S.H. demistifica l’eroismo militare, anticipa la moltiplicazione dei personaggi e la sovrapposizione delle voci e dei punti di vista che Altman il contestatore perfezionerà cinque anni dopo con “Nashville“.

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LE CERCLE ROUGE di Jean-Pierre Melville (1970)

20 Giu

Film TV: Un giovane pregiudicato, Corey, appena uscito dal carcere si vendica di un torto subito rapinando un ex complice e uccidendo i sicari che questi gli ha messo alle calcagna. Lo stesso giorno, un criminale italiano, Genco, si sottrae alla sorveglianza del poliziotto di scorta, durante il trasferimento da Marsiglia a Parigi. Penultimo film di Melville, si segnala per uno stile asciutto e un taglio quasi documentaristico. Fu il canto del cigno per Bourvil.

Morandini: Tre uomini, uniti dal caso… Dodicesimo film di Melville, uno dei suoi più belli e ambiziosi, dominato dalla filosofia deterministica e dal senso della morte. Secondo il regista, include tutte le 19 situazioni possibili del noir. A modo suo, un film classico nella sua perfezione: inesorabile come un orologio di precisione, ha tempi giusti, personaggi attendibili, atmosfere credibili, una tenuta figurativa che, a forza di iperrealismo, sfocia nel fantastico.

IL CONFORMISTA di Bernardo Bertolucci (1970)

29 Gen

Luca Cacciatore: Alle porte della Seconda guerra mondiale, Marcello Clerici, spia della polizia politica fascista, si reca a Parigi in viaggio di nozze. Il taglio di un’inquadratura, la fotografia, sono spesso firme criptate intelligibili all’occhio dell’immaginario collettivo. Bernardo Bertolucci, autentico cinefilo, è tra coloro che ha saputo dar vita ad uno stile inconfondibile. Il conformista, tratto dal romanzo di Alberto Moravia, racchiude già tutte le peculiarità dei film che da lì a poco renderanno l’autore noto a livello mondiale. Puro espressionismo nella sequenza iniziale in cui l’attesa del protagonista è cadenzata da una luce al neon intermittente, creando una sorta di montaggio ottico ricco di simbologia. E poi il montaggio in continuo slittamento temporale tra feedback concentrici; i lunghi piani sequenza e le inquadrature sghembe. Le tematiche care a Bertolucci sono già evidenti: l’erotismo e la politica, l’omosessualità e l’amata Parigi. La crisi esistenziale che prova Marcello Clerici è genialmente espressa attraverso il mito della caverna di Platone. Il turbamento del protagonista viene così immerso in una tematica sociale più ampia ad essa simmetrica.

Mereghetti: Tratto da Moravia, sceneggiato dallo stesso Bertolucci, il film, tutto centrato sull’aspirazione all’ordine e al conformismo come compensazione di un’inconfessata e repressa omosessualità, affronta in maniera molto personale il nodo complesso dei rapporti tra fascismo e borghesia: l’ambiguità di Marcello, il suo voler uccidere il proprio padre ideale, il panorama di donne vili e personaggi brutali che accompagnano il viaggio a Parigi (rievocata con bel gusto nostalgico) portano a leggere nel fascismo la parte nera della borghesia, la sua tentazione “malata”, in eterna lotta con la parte sana (qui l’antifascismo). Un’interpretazione che ai tempi procurò al regista più di un’incomprensione e di cui, bisogna aggiungere, Bertolucci “subisce la fascinazione più di quanto non sembri capace di analizzarla e scavarla“. L’edizione integrale, presentata solo al festival di Berlino del 1970 e restaurata nel 1993, dura 10′ in più.

FIVE EASY PIECES di Bob Rafelson (1970)

5 Nov

Morandini: Uno dei migliori film americani degli anni ’70. Racconto di scontento, non di contestazione. Analisi di un’inquietudine, non di un dubbio. Film della coscienza infelice, è ricco di finezze psicologiche e paesaggistiche. Scritto da Adrien Joyce, pseudonimo di Carole Eastman.

Mereghetti: Piccolo cult di una generazione per il suo sguardo critico e amaro sui modelli di vita americani, analizzato attraverso una serie di episodi che mettono a confronto due o più personaggi appartenenti a tipi socioculturali diversi. La galleria di caratteri che ne esce è forse l’elemento più datato del film, ma le interpretazioni sono superlative. Su tutti emerge Nicholson, la cui popolarità internazionale si inaugurò proprio con questo film.

Film TV: Anti-dramma sospeso e atmosferico come una sonata in levare. Il secondo film di Rafelson sa 0riflettere come pochi altri la rabbia sorda e lo spaesamento di tutta una generazione.